Il cane tira al guinzaglio: vivere la passeggiata con più serenità

Passeggiare insieme con un guinzaglio morbido

Una delle ragioni più frequenti per cui le persone mi contattano è la difficoltà nella gestione del cane al guinzaglio.

E non parliamo soltanto di cani che “tirano”.

Ci sono cani che procedono continuamente in tensione, altri che cambiano direzione all’improvviso, alcuni che si lanciano verso odori, persone o altri cani, altri ancora che si bloccano, rallentano, si agitano o sembrano incapaci di trovare un ritmo durante la passeggiata.

A quel punto, spesso, si cerca l’educatrice cinofila.

La difficoltà nella gestione al guinzaglio può dipendere da moltissimi fattori.

Mi piacerebbe pensare che nel 2026 fosse ormai definitivamente superata l’idea che un cane non cammini al piede perché vuole essere “dominante”, fare il “capobranco” o imporsi sulla persona.

Purtroppo non è ancora così.
Questa convinzione continua a comparire nel modo in cui alcuni comportamenti vengono interpretati e, di conseguenza, nel modo in cui si cerca di modificarli.

La maggior parte di noi desidera che la passeggiata sia un momento piacevole da condividere con il proprio cane, non una continua lotta né uno stato di costante ipervigilanza per evitare che succeda qualcosa.

Eppure può accadere proprio questo:

il cane trascina, cambia direzione, si lancia verso odori, persone o altri cani e la persona trascorre gran parte dell’uscita cercando di contenerlo.

Molti mi dicono:

“Voglio che smetta di tirare al guinzaglio.”

Molto più raramente sento chiedere:

“Perché il mio cane tira?”

Eppure è proprio da questa domanda che dovremmo iniziare.

Perché se non comprendiamo per quale motivo quel cane, con la sua storia, la sua età, le sue caratteristiche individuali e anche le sue predisposizioni di razza, sta tirando, sarà molto difficile aiutarlo davvero o gestire meglio la situazione.

Noi umani non siamo mai contenti!

E poi c’è un piccolo paradosso.

Noi umani non siamo mai contenti!

Quando il cane è cucciolo ci lamentiamo perché è lento, si ferma continuamente e “non cammina”.

Quando diventa adolescente o adulto ci lamentiamo perché cammina troppo velocemente e tira.

Quando diventa anziano ci lamentiamo nuovamente perché rallenta.

E qualche volta, proprio perché è vecchio e cammina poco, si finisce addirittura per portarlo fuori sempre meno.

Insomma, questi poveri cani rischiano di non essere mai davvero osservati e ascoltati per quello che sono e per quello che stanno vivendo in quel momento della loro vita.

Prima di pensare a come impedirgli di tirare o come farlo camminare più velocemente, quindi, proviamo a chiederci:

perché lo sta facendo?

Tirare non significa essere maleducati o dominanti

Cane tende il guinzaglio durante una passeggiata verso uno stimolo
Osservare il cane nel contesto reale permette di comprendere meglio cosa accade al guinzaglio e di lavorare su distanze, stimoli e comunicazione in modo più consapevole.

Un cane che tira non sta necessariamente cercando di imporsi sulla persona.

Non lo fa per dispetto.

E non sta cercando di conquistare una posizione gerarchica durante la passeggiata.

Le motivazioni possono essere moltissime.

Il cane può:

  • essere molto eccitato all’idea di uscire;
  • avere fretta di raggiungere un odore particolarmente interessante;
  • trovarsi in un ambiente talmente ricco di stimoli da avere difficoltà a gestirli;
  • avere caratteristiche e predisposizioni legate alla selezione della propria razza;
  • essere preoccupato e cercare di allontanarsi rapidamente da qualcosa o qualcuno;
  • voler raggiungere un cane, una persona o un luogo;
  • aver semplicemente imparato, con l’esperienza, che tirando riesce ad arrivare dove desidera.

Età, esperienze precedenti, temperamento, caratteristiche individuali, predisposizioni di razza, ambiente e livello di attivazione emotiva possono quindi influire moltissimo.

Per questo la tecnica, da sola, non basta.

È necessario imparare ad entrare in relazione e in connessione con il proprio cane, riconoscere le sue comunicazioni, comprendere le emozioni che sta vivendo e conoscere i suoi bisogni individuali.

Ed è proprio per questo che non esiste una soluzione identica per tutti i cani.

Prima del guinzaglio viene lo stato emotivo

Quando un cane è molto eccitato, preoccupato, frustrato o sovraccarico di stimoli, chiedergli semplicemente di “non tirare” può essere estremamente difficile.

Ancora di più se non possiede già sufficienti competenze per gestire quella situazione oppure se le sue caratteristiche individuali lo portano ad orientarsi con grande intensità verso determinati stimoli dell’ambiente.

Una situazione molto comune

Immaginiamo un cane che esca di casa già molto agitato.

Anche qui, naturalmente, le ragioni potrebbero essere diverse.

La porta o il cancello si apre.

Il cane parte velocemente.

Incontra odori, rumori, persone, biciclette, automobili, altri cani.

Il suo livello di attivazione continua a salire e, dopo pochi minuti, diventa sempre più difficile per lui rallentare, osservare la persona che lo accompagna o prendere decisioni più tranquille.

Anche lo stato emotivo della persona conta

E dobbiamo ricordarci che nella passeggiata siamo in due.

Anche lo stato emotivo della persona conta.

La capacità di accompagnare il cane cambia se siamo tranquilli, presenti e disponibili oppure se siamo nervosi, preoccupati, arrabbiati, distratti o già in allerta aspettando il prossimo comportamento problematico.

In una situazione del genere pretendere che il cane esegua semplicemente il comando “Piede” — o “Füss”, se vogliamo dirlo con maggiore "effetto" — significa rischiare di non considerare ciò che sta realmente vivendo.

Ovvero:
- Il suo stato emotivo.
- La sua modalità comunicativa.
- Le sue capacità in quel momento.
- I suoi bisogni.
- Le sue caratteristiche individuali.

Significa cercare di intervenire sul comportamento visibile senza comprendere ciò che lo sta producendo.

Una buona passeggiata non significa camminare sempre al piede

La passeggiata rappresenta per il cane molto più di un semplice esercizio fisico.

È esplorazione.
È conoscenza del territorio.
È raccolta di informazioni.
È possibilità di annusare, osservare e comunicare.

Permettere al cane di fermarsi ad annusare, mangiare un po’ d’erba, modificare l’andatura, accelerare o rallentare, scegliere qualche direzione e avere momenti di libertà compatibili con l’ambiente non significa perdere il controllo della passeggiata.

E certamente non significa “lasciargli fare il capobranco”.

Al contrario, può aiutarlo a vivere l’uscita con maggiore soddisfazione e consapevolezza.

Un dialogo attraverso il guinzaglio

L’obiettivo dovrebbe essere quello di costruire una sorta di dialogo attraverso il guinzaglio.

A volte scegliamo noi.
A volte possiamo seguire il cane.
Altre volte ci fermiamo insieme.

Io qualche volta immagino una bella passeggiata come una danza.

Due ballerini che non si muovono necessariamente nello stesso identico modo, ma sono talmente in sintonia che, guardandoli, sembra quasi che si muovano insieme senza fatica, come se svolazzassero a pochi centimetri da terra.

Quella sintonia, però, non nasce dalla costrizione. Si costruisce!

Attenzione anche alla nostra velocità

Cane e persona spesso camminano con ritmi molto diversi.

Noi tendiamo ad avere un’andatura abbastanza costante e, soprattutto, una destinazione precisa.

Il cane può invece procedere velocemente per alcuni metri, fermarsi improvvisamente per annusare, tornare indietro, osservare qualcosa e poi ripartire.

Provate a pensare a un bambino di due o quattro anni durante una passeggiata.
Oppure a una persona anziana.
O ancora a un adolescente che cammina insieme ad altri adolescenti.

Avrebbero tutti lo stesso passo?

Probabilmente no, anzi sicuramente no

Eppure con il cane spesso pretendiamo proprio questo: che si adegui continuamente alla nostra velocità.

Pretendere che mantenga sempre il nostro stesso ritmo può aumentare frustrazione e conflitto.

Imparare a trovare un compromesso tra le esigenze della persona e quelle del cane può rendere la passeggiata molto più piacevole per entrambi.

Cosa possiamo fare concretamente?

La prima cosa da fare non è correggere.

È osservare.

Osservare cosa? Questo e valutare il suo stato emotivo attraverso la comunicazione non verbale
- Quando tira maggiormente
- Appena esce di casa
- Quando vede altri cani
- Quando sente determinati odori
- Quando incontra persone
- Nei luoghi nuovi
- Quando percorre sempre lo stesso tragitto?
- Quando vuole raggiungere qualcosa?
- Quando vuole tornare a casa?
- Quando è stanco?
- Quando è particolarmente eccitato?

Capire quando, dove e in presenza di quali stimoli compare il comportamento ci aiuta a comprenderne meglio la motivazione.

Solo successivamente possiamo decidere come intervenire.

Rallentare

Spesso continuiamo a camminare anche quando il cane è già molto attivato.

Una breve pausa, invece, può permettergli di osservare l’ambiente, raccogliere informazioni e recuperare una maggiore capacità di gestione.

Rallentare noi può essere il primo passo per aiutare anche lui a rallentare.

Utilizzare l’olfatto

Annusare non è una perdita di tempo.

Cane annusa l'erba durante una passeggiata al guinzaglio
Annusare permette al cane di esplorare l’ambiente, raccogliere informazioni e vivere la passeggiata con maggiore consapevolezza.

Per il cane rappresenta uno dei principali modi attraverso i quali raccoglie informazioni sull’ambiente.

Permettergli di utilizzare l’olfatto può aiutarlo a rallentare, esplorare, elaborare ciò che lo circonda e vivere la passeggiata in maniera più consapevole.

Valorizzare la collaborazione spontanea

Il cane non deve necessariamente essere continuamente chiamato per nome, richiamato o sollecitato con suoni e versetti.

Possiamo invece imparare ad osservare tutto ciò che sta già facendo spontaneamente, ad esempio:
- Quando rallenta.
- Quando torna verso di noi.
- Quando ci guarda.
- Quando aspetta.
- Quando sceglie di seguirci.
- Quando modifica la propria direzione tenendo conto della nostra.

Sono piccoli momenti di relazione che spesso passano inosservati.
Imparare a riconoscerli e valorizzarli significa aiutare il cane a costruire una collaborazione sempre più spontanea.

Lavorare sui cambi di direzione

Cambiare percorso, fare una curva o scegliere insieme una nuova direzione può diventare un interessante esercizio di comunicazione.

Non dovrebbe però trasformarsi in una sequenza di strattoni o repentini cambi di direzione utilizzati per sorprendere il cane o obbligarlo a seguirci.

L’obiettivo non è “fregarlo”.

È aiutarlo progressivamente a prestare attenzione anche ai nostri movimenti e costruire un ritmo condiviso.

Scegliere ambienti adeguati

Non possiamo pretendere che un cane impari qualcosa di nuovo mentre si trova continuamente oltre la propria capacità di gestione.

Se l’ambiente è troppo difficile, ricco di stimoli o emotivamente impegnativo, può essere necessario fare un passo indietro.

Un contesto leggermente più tranquillo permette spesso di costruire competenze che, progressivamente, potranno poi essere utilizzate anche in situazioni più complesse.

Persone con cani al guinzaglio in un parco mantenendo distanze diverse
Distanza, spazio e osservazione possono aiutare il cane a gestire meglio la presenza di altri cani e gli stimoli dell’ambiente.

Il guinzaglio non dovrebbe diventare uno strumento di conflitto

Quando il cane tira, la nostra reazione istintiva è spesso tirare nella direzione opposta.

Si crea così facilmente una sorta di braccio di ferro.

Il cane in avanti. La persona indietro. Il guinzaglio costantemente in tensione.

Ma quando entrambi tirano, chi sta realmente insegnando a chi a mettere tensione sul guinzaglio?

Questa dinamica può aumentare ulteriormente frustrazione, agitazione e incomprensione.

Strattoni, correzioni dolorose o strumenti utilizzati per provocare disagio possono apparentemente ridurre il comportamento, ma non aiutano il cane a comprendere come muoversi con noi e, soprattutto, non intervengono necessariamente sulla causa del problema.

Educare significa costruire competenze, non semplicemente impedire un comportamento.

Anche l’attrezzatura conta

Pettorina, collare e guinzaglio dovrebbero essere scelti considerando la struttura fisica del cane, l’età, le caratteristiche individuali, il contesto e il tipo di passeggiata.

Anche la lunghezza del guinzaglio può fare una grande differenza.

Un guinzaglio estremamente corto obbliga cane e persona a continui aggiustamenti e può aumentare la tensione.

Quando l’ambiente e le condizioni di sicurezza lo permettono, qualche metro in più può offrire al cane maggiore possibilità di movimento, esplorazione e scelta, facilitando allo stesso tempo una comunicazione più morbida.

Questo non significa utilizzare sempre un guinzaglio lungo in qualsiasi situazione.

Significa scegliere lo strumento e la lunghezza adeguati al cane e al contesto.

Consapevolezza e buon senso nella gestione del guinzaglio

Cane al guinzaglio in attesa di attraversare una strada in città
La lunghezza del guinzaglio va adattata al contesto: in città, vicino a strade e attraversamenti, sicurezza e buon senso vengono prima di tutto.

E naturalmente significa conoscere e rispettare la normativa.

La normativa nazionale attualmente vigente prevede che, nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, il cane venga condotto con un guinzaglio utilizzato a una misura non superiore a 1,5 metri, fatte salve le aree per cani individuate dai Comuni.

Bene. Giusto e corretto.

Ma credo che, accanto alle regole, due parole fondamentali debbano essere CONSAPEVOLEZZA e BUON SENSO.

Posso scegliere, ad esempio, un guinzaglio di tre metri che mi permetta maggiore libertà in un contesto adeguato, ma devo essere in grado di gestirlo e, quando necessario, raccoglierlo rapidamente portandolo a 1,5 metri o anche meno.

Se sto attraversando una strada, incrocio delle persone su un marciapiede stretto, passo vicino a un altro cane o mi trovo in una situazione che richiede maggiore controllo, la distanza dovrà cambiare.

Non è quindi la lunghezza del guinzaglio, da sola, a determinare una buona conduzione: è la capacità di utilizzarlo in maniera consapevole in relazione al cane, all’ambiente e a ciò che sta accadendo.

Il guinzaglio estensibile

Personalmente non suggerisco il guinzaglio estensibile, il cosiddetto “flexi”, come strumento per lavorare sulla conduzione.

Lo trovo poco funzionale dal punto di vista della gestione e poco adatto alla costruzione di quella comunicazione attraverso il guinzaglio di cui abbiamo parlato finora.

Non cerchiamo la passeggiata perfetta

Ci saranno giornate nelle quali il cane sarà più tranquillo e disponibile.

Altre nelle quali sarà maggiormente eccitato.

Altre ancora nelle quali sarà stanco, preoccupato, più sensibile agli stimoli o semplicemente meno disponibile alla collaborazione.

Fa parte della normalità.

L’obiettivo non è ottenere un cane che cammini perfettamente accanto a noi per tutta la passeggiata.

Non vogliamo un “cane soldatino”

Non dobbiamo trasformarlo in un “cane soldatino”, né pretendere che cammini costantemente al piede come se si trovasse all’interno di un ring.

Perché quella è una prestazione specifica, richiesta in un determinato contesto. La vita di tutti i giorni è un’altra cosa.

E, se davvero volessimo pretendere dal cane una condotta perfetta ad ogni passo, allora dovremmo probabilmente pretendere la stessa precisione anche da noi: diventare altrettanto impeccabili nella postura, nell’andatura, nella comunicazione e nella conduzione.

Ma durante una passeggiata non siamo un soldato e il suo cane. E non siamo un handler all’interno di un ring.

Siamo una persona e un cane che si muovono insieme nel mondo reale, dove accadono cose, cambiano gli ambienti, cambiano le emozioni e cambiano anche le nostre capacità in quel determinato momento.

È riuscire progressivamente a costruire un’uscita nella quale entrambi possano comunicare, ascoltarsi e trovare un ritmo condiviso.

Se ogni passeggiata è diventata una lotta oppure il cane manifesta forte eccitazione, paura, frustrazione o reattività verso altri cani, persone o stimoli dell’ambiente, può essere utile osservare la situazione insieme a un professionista.

Perché dietro a un guinzaglio teso non c’è sempre semplicemente un cane che “non sa andare al guinzaglio”.

Molto spesso c’è un cane che sta cercando di comunicarci qualcosa.

Imparare ad osservarlo e ascoltarlo è il primo passo per tornare a passeggiare insieme.

Persone e cani al guinzaglio durante un’attività di educazione cinofila in ambiente urbano
Lavorare nei contesti reali permette di osservare cane e persona nelle situazioni che incontrano ogni giorno durante la passeggiata.

Doggy Zen – Educazione cinofila cognitivo-relazionale

Percorsi individuali per migliorare comunicazione, gestione e relazione nella vita quotidiana con il proprio cane.

La passeggiata con il tuo cane è diventata difficile?
Se vivi a Padova o provincia, attraverso i miei percorsi di educazione cinofila a domicilio possiamo osservare insieme ciò che accade proprio nei contesti reali in cui nasce la difficoltà e costruire un percorso adatto a te e al tuo cane.

FAQ – Il cane tira al guinzaglio

L’educazione cinofila a domicilio può aiutare se il cane tira al guinzaglio?

Sì, soprattutto quando la difficoltà si manifesta nei contesti della vita quotidiana.

Un percorso di educazione cinofila a domicilio permette di osservare il cane e la persona proprio negli ambienti in cui il problema compare realmente: l’uscita da casa, il quartiere, il traffico, gli incontri con altri cani, le persone, i rumori e gli stimoli abituali.

Questo consente all’educatrice cinofila di comprendere meglio non soltanto come il cane si comporta al guinzaglio, ma anche perché quel comportamento compare in determinate situazioni.

Il percorso di educazione cinofila può così essere costruito sulle caratteristiche del singolo cane, sulla relazione con la persona e sulle reali difficoltà incontrate durante la passeggiata.


Perché il mio cane tira al guinzaglio?

Un cane può tirare per moltissimi motivi: eccitazione, paura, desiderio di raggiungere un odore, una persona o un altro cane, difficoltà nella gestione degli stimoli ambientali, abitudini apprese oppure caratteristiche individuali e predisposizioni di razza.

Per capire come intervenire è quindi importante osservare quando, dove e in quali situazioni il cane tende a tirare maggiormente.


Un cane che tira al guinzaglio è dominante?

No. Tirare al guinzaglio non significa voler dominare la persona né assumere il ruolo di “capobranco”.

Il comportamento può avere motivazioni molto diverse e va interpretato considerando il singolo cane, il suo stato emotivo, l’ambiente e ciò che sta cercando di ottenere o evitare in quel momento.


Come posso insegnare al cane a non tirare?

Prima di concentrarsi sul “non tirare” è utile capire perché il cane tira.

Lavorare soltanto sulla tecnica rischia di non essere sufficiente. Può essere necessario intervenire sul livello di eccitazione, sulla gestione degli stimoli, sulla comunicazione con la persona, sulla scelta degli ambienti e sulla capacità del cane di rallentare e orientarsi verso chi lo accompagna.


Devo fermarmi ogni volta che il cane tira?

Fermarsi può essere utile in alcune situazioni, ma non è una regola valida per tutti i cani e in ogni momento.

Se il cane è molto eccitato, preoccupato o frustrato, fermarsi continuamente senza considerare il motivo del comportamento può aumentare ulteriormente la tensione.

La strategia va adattata al cane e al contesto.


È giusto cambiare direzione quando il cane tira?

I cambi di direzione possono diventare un buon esercizio di comunicazione, purché non vengano utilizzati per sorprendere il cane o accompagnati da strattoni.

L’obiettivo non dovrebbe essere costringerlo a seguirci, ma aiutarlo progressivamente a prestare attenzione ai nostri movimenti e a costruire un ritmo condiviso.


È utile lasciare che il cane annusi durante la passeggiata?

Sì.

Annusare è una parte importante dell’esperienza della passeggiata. Attraverso l’olfatto il cane raccoglie informazioni sull’ambiente, esplora e comunica.

Permettergli di fermarsi ad annusare può inoltre aiutarlo a rallentare e a vivere l’uscita in maniera più consapevole.


Il cane deve camminare sempre al piede?

No.

Una buona passeggiata non significa necessariamente avere il cane costantemente accanto alla gamba.

Il cane dovrebbe poter esplorare, annusare, osservare e modificare la propria andatura quando il contesto lo permette.

Il vero obiettivo è riuscire a costruire una passeggiata nella quale cane e persona siano in comunicazione e riescano ad adattarsi reciprocamente.


È meglio il collare o la pettorina per un cane che tira?

Non esiste uno strumento ideale per tutti i cani.

La scelta tra collare, pettorina e tipo di guinzaglio dovrebbe tenere conto della struttura fisica del cane, dell’età, delle sue caratteristiche individuali, del tipo di passeggiata e delle eventuali difficoltà presenti.

L’attrezzatura può aiutare nella gestione, ma da sola non risolve la causa del comportamento.


Un guinzaglio più lungo può aiutare un cane che tira?

In alcuni contesti sì.

Un guinzaglio estremamente corto può costringere cane e persona a continui aggiustamenti e mantenere una tensione quasi costante.

Quando l’ambiente e la sicurezza lo consentono, qualche metro in più può offrire maggiore libertà di movimento e facilitare una comunicazione più morbida.

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