
Perché?
Perché negli ultimi tempi, per svariate ragioni, mi sono fatta una domanda ed ho desiderato cercare delle risposte.
La domanda è:
Quanto incidono davvero la genetica e l’assetto ormonale sul carattere e sul comportamento?
Quando osserviamo una persona o un animale tendiamo spesso a spiegare il comportamento con categorie semplici: carattere, educazione, esperienze di vita. Tuttavia la realtà è più complessa. Il comportamento è quasi sempre il risultato di un’interazione tra diversi fattori: genetici, endocrini, neurologici e ambientali.
Perciò un bel minestrone!
Non sono un veterinario né un medico, quindi queste sono riflessioni personali nate da letture, osservazioni ed esperienza più o meno diretta.
Prima di pubblicarlo l'ho fatto leggere da un medico veterinario e ben due medici umani una psicoterapeuta e una Dott.ssa Specializzanda Martina, proprietaria di Mr. Poldo!
Considero questo articolo come un contributo divulgativo e personale, ma se qualcuno di voi che sta leggendo questo articolo vuole contribuire in modo costruttivo e non polemico.
Mi farebbe davvero piacere avere un confronto.
Parto dalla premessa che può essere interessante esplorare alcuni dei principali fattori biologici che contribuiscono a modulare il comportamento sia negli esseri umani sia nei cani.
Spesso online si legge:
Attribuire il comportamento a un solo ormone è un grosso errore
In realtà il comportamento è sempre il risultato di una connessione di reti biologiche e ambiente molto più complessa, Infatti ne consegue che sono coinvolti:

Il sistema endocrino è l’insieme delle ghiandole che producono ormoni. Gli ormoni sono messaggeri chimici che viaggiano nel sangue e regolano numerose funzioni dell’organismo.
Oltre agli effetti fisiologici, molti ormoni influenzano anche il funzionamento del cervello e quindi il modo in cui reagiamo agli stimoli dell’ambiente.
Tra quelli più frequentemente associati alla modulazione del comportamento troviamo testosterone, estrogeni, cortisolo e ormoni tiroidei.
Il testosterone è un ormone steroideo prodotto principalmente nei testicoli nei maschi e in quantità minori nelle ovaie e nelle ghiandole surrenali.
Oltre al ruolo nello sviluppo dei caratteri sessuali secondari, il testosterone agisce anche su alcune aree cerebrali coinvolte nella regolazione della motivazione e del comportamento sociale.
Diversi studi lo associano a:
Negli esseri umani livelli più elevati di testosterone possono essere associati a una maggiore propensione alla competizione o alla leadership.
Nei cani maschi non castrati il testosterone può contribuire a comportamenti come:
Tuttavia questi comportamenti non dipendono esclusivamente dall’ormone ma anche da socializzazione, apprendimento ed esperienza.
Gli estrogeni sono ormoni prodotti principalmente dalle ovaie e svolgono un ruolo centrale nella regolazione del ciclo riproduttivo.
Hanno però anche effetti sul cervello, influenzando diversi processi cognitivi ed emotivi.
Tra gli effetti osservati vi sono:
Nell’essere umano le fluttuazioni ormonali durante il ciclo mestruale possono essere associate a variazioni di energia, sensibilità emotiva o irritabilità.
Nelle femmine canine non sterilizzate il periodo di estro può portare a cambiamenti comportamentali come:
Proprio parlando di ormoni femminili, emerge una differenza molto interessante tra essere umano e cane che vale la pena approfondire.

Nel tentativo di creare un confronto tra essere umano e cane, è importante fermarsi un attimo su un aspetto fondamentale: il funzionamento del sistema riproduttivo e ormonale.
Spesso si tende a fare confronti diretti, ma in realtà esistono differenze biologiche significative che influenzano anche il comportamento.
Nella donna il ciclo è di tipo mestruale.
Le mestruazioni rappresentano una fase in cui non c’è fertilità, mentre la possibilità di concepimento è limitata a pochi giorni legati all’ovulazione. Inoltre, con l’avanzare dell’età, si entra in menopausa, con una progressiva cessazione dell’attività riproduttiva.
Nel cane, invece, si parla di ciclo estrale.
Le perdite che si osservano nella femmina non corrispondono a una fase di non fertilità come nell’essere umano. Al contrario, fanno parte di un ciclo che porta alla fase fertile (estro), durante la quale la femmina accetta il maschio.
Un’altra differenza importante è che la femmina del cane non entra in menopausa: continua a ciclare per tutta la vita, seppur con possibili variazioni legate all’età.
Queste differenze hanno implicazioni anche sul comportamento.
Nel cane, il comportamento riproduttivo è fortemente influenzato dagli ormoni e tende ad essere più direttamente legato alla funzione biologica della riproduzione. Nell’essere umano, invece, la sessualità e i comportamenti correlati sono influenzati anche da fattori sociali, culturali ed emotivi, e non esclusivamente dalla funzione riproduttiva.
Questo non significa che uno sia “più biologico” e l’altro “meno biologico”, ma che il peso relativo dei fattori biologici e sociali si distribuisce in modo diverso tra le due specie.
Ancora una volta, questo rafforza l’idea centrale di questo articolo:
il comportamento nasce sempre dall’interazione tra biologia, esperienza e contesto, ma il modo in cui questi elementi si combinano può variare profondamente tra specie diverse.
Nel cane il ciclo ormonale ha un impatto più ‘visibile’ e diretto sul comportamento, mentre nell’essere umano è mediato da una maggiore complessità cognitiva e sociale.
Il cortisolo è spesso definito “ormone dello stress”. È prodotto dalle ghiandole surrenali e fa parte della risposta fisiologica dell’organismo alle situazioni percepite come minacciose o impegnative.
Il suo compito è preparare il corpo a reagire rapidamente agli stimoli ambientali.
Tra i suoi effetti principali troviamo:
Nell’essere umano lo stress cronico può portare a livelli di cortisolo costantemente elevati, con possibili conseguenze come irritabilità, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno.
Nei cani sottoposti a stress prolungato possono comparire comportamenti come:
Gli ormoni tiroidei (principalmente T3 e T4) sono prodotti dalla tiroide e regolano il metabolismo dell’organismo.
Influenzano anche i livelli di energia e la reattività del sistema nervoso.
Nell’essere umano:
ipotiroidismo può causare
mentre l’ipertiroidismo può essere associato a:
Anche nei cani alcune disfunzioni tiroidee possono influenzare il comportamento, causando in alcuni casi apatia o cambiamenti nell’attività quotidiana.
Nei cani è più facile che siamo soggetti a ipotiroidismo che all'ipertiroidismo
Oltre agli ormoni esiste un’altra categoria di messaggeri chimici fondamentali per il comportamento: i neurotrasmettitori.
Queste molecole permettono ai neuroni di comunicare tra loro e sono coinvolte nella regolazione di emozioni, motivazione e apprendimento.
Tra i più importanti troviamo dopamina e serotonina.
La dopamina è spesso associata ai circuiti della ricompensa e della motivazione.
Quando svolgiamo attività gratificanti il cervello rilascia dopamina, rinforzando il comportamento che ha portato a quella esperienza.
Questo meccanismo è fondamentale per l’apprendimento.
Nei cani la dopamina è coinvolta nei processi di addestramento basati sul rinforzo positivo.
Quando un cane riceve una ricompensa dopo aver eseguito un comportamento corretto, i circuiti dopaminergici rafforzano l’associazione tra comportamento e risultato positivo.
La serotonina è spesso associata alla regolazione dell’umore e dell’impulsività.
Livelli equilibrati di serotonina sono collegati a una maggiore stabilità emotiva.
Alterazioni nei sistemi serotoninergici sono state associate in varie specie a comportamenti impulsivi o aggressivi.

Se parliamo dell’essere umano, è ormai evidente che il nostro comportamento non nasce nel vuoto.
Gli ormoni influenzano:
Testosterone, estrogeni, cortisolo, ormoni tiroidei: come già letto in precedenza tutti modulano il modo in cui reagiamo agli stimoli.
Ma qui nasce un punto interessante: gli stessi non determinano completamente la personalità.
Gli ormoni sono più simili a un “regolatore di volume” che a uno "compositore della musica”.Se dovessi tradurre in percentuale l’assetto ormonale si può affermare che lo stesso incide per un 40–60% sull’espressione del comportamento in una persona sana, lasciando però grande spazio ad educazione, esperienze, cultura e consapevolezza.

Quando si parla di comportamento nei cani entra in gioco un fattore molto importante: la selezione genetica operata dall’uomo.
Nel corso dei secoli le razze canine sono state selezionate non solo per caratteristiche fisiche ma anche per predisposizioni comportamentali specifiche.
Alcuni esempi:
Questo significa che la selezione e la genetica possono creare predisposizioni comportamentali statisticamente osservabili tra gruppi di razze.
Uno studio pubblicato nel 2019 su Science ha analizzato il genoma di numerose razze canine mostrando come alcune varianti genetiche siano associate a specifiche tendenze comportamentali (vonHoldt et al., 2019).
Ogni individuo ha comunque:
Perciò non si tratta di un destino inevitabile. Il comportamento finale dipende sempre dall’interazione tra genetica, biologia e ambiente.
Il cane discende dal lupo, ma migliaia di anni di domesticazione hanno modificato profondamente sia il comportamento sia alcuni aspetti della fisiologia.
Uno dei cambiamenti più interessanti riguarda la maggiore tolleranza sociale verso l’uomo.
Uno studio pubblicato nel 2017 ha evidenziato come alcune variazioni genetiche nei cani domestici coinvolgano regioni del genoma associate alla regolazione della socialità (vonHoldt et al., 2017).
Questi cambiamenti genetici potrebbero aver contribuito a rendere il cane particolarmente predisposto alla cooperazione con l’essere umano.
Ed è qui che spesso si genera confusione.
Predisposizione genetica non significa comportamento obbligato.
Un cane da guardia ben socializzato, equilibrato e gestito correttamente può essere stabile e affidabile.
Un cane da pastore poco stimolato può sviluppare ansia o comportamenti compulsivi.
Allo stesso modo, nell’essere umano:
Un altro elemento fondamentale nello sviluppo comportamentale del cane è il cosiddetto periodo critico di socializzazione.
Questa fase si colloca approssimativamente tra le 3 e le 12 settimane di vita.
Durante questo periodo il cervello del cucciolo è particolarmente plastico e sensibile agli stimoli ambientali.
Le esperienze vissute in questa fase possono influenzare in modo significativo:
Una socializzazione adeguata in questa fase può contribuire allo sviluppo di un cane equilibrato, mentre esperienze limitate o negative possono aumentare il rischio di problemi comportamentali in età adulta.
Se dovessi sintetizzare la mia riflessione:
In entrambi i casi però:
Biologia e contesto / ambiente sono intrecciati sono un equilibrio complesso, motivo per cui lo leggerete più e più volte all’interno di questo articolo.
Tutte queste riflessioni e ricerche, per quanto mi riguardano, portano anche a una conseguenza pratica: quando si sceglie un cane, non si deve scegliere solo per l’’estetica, ma osservando più fattori.
Così come nell’essere umano non possiamo ignorare la biologia, nel cane non possiamo ignorare la genetica.
Comprendere questi aspetti non significa etichettare o giudicare, ma essere più consapevoli e responsabili.
Quando mi chiedono perché il mio cane si comporta così voglio ancora una volta ribadire che il comportamento che mostra il cane non può essere spiegato da un singolo elemento.
Magari!!! Sarebbe tutto più semplice!
Sia negli esseri umani sia nei cani entrano in gioco contemporaneamente:
La biologia crea predisposizioni e potenzialità, ma è l’interazione con l’ambiente a modellare il comportamento finale e non legato ad un solo evento.
Comprendere questa complessità può aiutarci ad osservare il comportamento animale e umano con maggiore consapevolezza e meno semplificazioni.
Perciò il comportamento non nasce solo da ciò che siamo, ma dall’incontro continuo tra la nostra biologia e le esperienze che la vita ci mette davanti.
Queste ribadisco, restano considerazioni personali aperte al confronto, alla revisione e ad un percorso di approfondimento serio e rispettoso reciprocamente.

Scott, J.P. & Fuller, J.L. (1965). Genetics and the Social Behavior of the Dog. University of Chicago Press.
vonHoldt, B.M. et al. (2017). Structural variants in genes associated with human Williams-Beuren syndrome underlie hypersociability in domestic dogs. Science Advances.
vonHoldt, B.M. et al. (2019). Complex behavioral traits in dogs are influenced by multiple genetic loci. Science.
