Rabbia silvestre
Misure urgenti per contrastare la diffusione dell’epizoozia di rabbia silvestre in Veneto: il Presidente della Giunta Regionale ha disposto l’Ordinanza n. 251 del 24.11.2009
È una malattia molto antica, la parola “rabbia” ha origini sanscrite, rabbahs, che significa impeto, violenza.
La rabbia è una zoonosi, ovvero una malattia propagabile dagli animali all’uomo; riguarda tanto gli animali domestici che quelli selvatici, inclusi i pipistrelli: i cani, per gli animali domestici, e le volpi, per quelli selvatici, sono attualmente gli animali più colpiti.
È così pericolosa in quanto interessa il sistema nervoso centrale: il cane viene morso e viene così intaccato il sistema nervoso, il virus dai muscoli arriva al sistema nervoso centrale e qui si sviluppa, successivamente arriva alle ghiandole salivari rendendo l’animale capace di trasmetterlo ad un altro.
Il decorso della malattia può presentare due fasi differenti:
la fase furiosa nella quale l’animale risulta particolarmente aggressivo, iperattivo e con uno scarso senso dell’orientamento;
la fase di amichevolezza nella quale l’animale risulta particolarmente socievole e si avvicina all’uomo o agli altri animali (ad esempio cani lasciati in giardino).
È facile comprendere come sia questa seconda fase la più pericolosa per il contagio in quanto l’animale amichevole si avvicina all’uomo o ad un cane e magari poi per paura lo morde.
Spesso il fatto che una volpe ci si avvicini viene visto come una possibilità di accarezzarla o magari di scattarle una bella foto, va quindi fatta una particolare attenzione a questo tipo di episodi perché potremmo essere esposti al contagio.
La trasmissione del virus della rabbia agli esseri umani è dovuta non solo dal morso di un animale infetto, ma anche tramite contatto diretto delle membrane mucose o di ferite dell’epidermide con materiale infetto; per materiale infetto si intende saliva, tessuti neurali o anche fluido cerebrospinale. Allo stesso modo viene trasmessa agli animali, quindi attraverso morsi, ferite, graffi o contatto con mucose anche integre.
Non è quindi sempre necessaria una lesione nel ricevente, e anche se il virus resiste poco nell’ambiente, è sempre meglio evitare il contatto tra un animale vivo sano e un animale morto presumibilmente infetto, perché il rischio, seppur basso, esiste.
Sintomi visibili della malattia sono turbe del comportamento, fenomeni di aggressività da parte di animali tranquilli o viceversa, si possono verificare modifiche della fonesi. La sintomatologia neurologica crea paralisi dei muscoli della bocca e della faringe.
Segnali rilevanti sono i denti serrati e una salivazione massiccia (scialorrea).
Una volta che i sintomi della malattia si manifestano, la rabbia è già da considerarsi fatale sia per gli animali che per l’uomo, e la morte arriva nel giro di una settimana; inoltre, ad oggi, non esiste una cura neanche se presa tempestivamente dopo il morso o il contatto.
A seguito di un paio di casi di rabbia riscontrati in due cani rispettivamente delle province di Udine e di Belluno, si parla di vaccinazioni di massa nelle province venete di Belluno, Treviso e Venezia, oltre che nel Friuli.
A questo proposito è importante sottolineare che alcuni cani, con un sistema immunitario particolarmente alto, nonostante la vaccinazione, non sviluppano gli anticorpi per la rabbia, è quindi utile effettuare un prelievo di sangue per la titolazione antirabica per averne la certezza; nel caso in cui il vaccino sia stato fatto 2/3/4 anni fa c’è la possibilità di una persistenza degli anticorpi, rilevabili sempre eseguendo la titolazione, e se così fosse non si renderebbe necessaria un’ulteriore vaccinazione.
Il vaccino contro la rabbia non può essere eseguito prima dei 3 mesi di età, e può dare reazioni cutanee temporanee.
Claudia
Fonti:
http://www.epicentro.iss.it:80/problemi/rabbia/rabbia.asp
http://www.regione.veneto.it/Servizi+alla+Persona/Sanita/
Si ringrazia la dottoressa De Faveri Silvia per le preziose informazioni.
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